Data Journalism Award 2015: tutti i vincitori

Nella serata di ieri, 18 giugno, sono stati assegnati presso la CosmoCaixa di Barcellona i Data Journalism Award, ovvero i riconoscimenti che premiano annualmente i migliori esempi di Data Journalism. Anche l’Italia si è portata casa un premio: Matteo Moretti della Libera Università di Bolzano e il suo team hanno infatti vinto il riconoscimento come Miglior Data Visualization dell’Anno con il lavoro Repubblica Popolare di Bolzano, che si interroga su quanto influisca – numericamente parlando – la comunità cinese su quella bolzanina.

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Cosa sta succedendo a Google News, davvero

Si chiama Link Tax: è una legge approvata in Spagna qualche mese fa che impone a chiunque pubblichi il link o il frammento di un articolo di giornale, di pagare un compenso al proprietario del copyright. Una legge pensata e varata a difesa degli editori che, come un boomerang, è tornata indietro e si è abbattuta proprio su questi ultimi: Google News, ha infatti deciso di chiudere i battenti in Spagna. La decisione, annunciata già dall’11 dicembre, è diventata operativa ieri, 16 dicembre.
L’impatto di questo avvenimento sul traffico dei siti spagnoli è stato, fin da subito, notevole. Secondo Josh Schwartz di Chartbeat, un servizio di web analytics, il traffico complessivo degli editori spagnoli non è crollato poco a poco: la quantità di traffico esterno è diminuito drasticamente fin da subito, mentre la quantità di traffico interno, cioè quello proveniente dagli altri editori spagnoli, è aumentato. Schwartz, come riportato da Gigaom, ha individuato la ragione di questo nel fatto che i lettori si stiano muovendo tra i diversi siti di informazione spagnoli più di quanto facessero in precedenza, cioè quando vi arrivavano direttamente da Google News. Chartbeat ha ricavato questi numeri tenendo traccia di circa 50 siti, che vanno dagli editori più piccoli fino ai più grandi gruppi editoriali. I dati mostrano una differenza piuttosto sostanziale nel traffico rispetto a un giorno prima della rimozione: in media il calo si aggira tra il 10 e il 15 per cento.

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Ho provato Ello e non c’ho capito niente

Ello è un nuovo concetto di Social Network, per ora in versione beta, ideato e fondato da Paul Budnitz, un designer e imprenditore statunitense. Dice che vorrebbe fare le scarpe a Facebook, perché è più figo e non ha la pubblicità. I nuovi utenti che si stanno avvicinando a questo Social Network sono molti: le punte d’iscrizione raggiungono in alcuni momenti addirittura il numero di 40 mila in un’ora, ma restano comunque una nicchia. Si tratta prevalentemente di maschi hipster che operano (o bazzicano) nel campo del design, della moda e della cultura.
Rientrando in pieno nella categoria, mi sono fatto invitare a provare questo nuovo giochino.

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Falsi follower, benefici reali? In risposta a Gilad Lotan

Neanche un mese è trascorso da quando Gilad Lotan ha pubblicato un articolo molto condiviso e discusso dal titolo (Fake) friends with (Real) benefits, ovvero amici falsi con benefici reali.

Falsi follower, benefici reali?L’analisi di Lotan è senza dubbio interessante, supportata da un esperimento che lui stesso ha condotto in prima persona. Ma lascia aperti alcuni punti di domanda, che io ho cercato di dilatare ulteriormente in questa riflessione per il Centro Studi di Etnografia Digitale.

Una banca, in tasca

Probabilmente avete già sentito parlare di Widiba e di tutte le innovazioni che sta portando nel settore banking, nonostante il lancio ufficiale dei servizi non sia ancora avvenuto. In caso di risposta negativa, potete sempre rimediare buttando un occhio al sito ufficiale, oppure andandovi a leggere il mio contributo (Una banca, in tasca) che, insieme a quello di altri blogger, potete commentare e trasformare in un’idea concreta.

Widiba è una banca, anche su mobile

 

Twitter e Snappy TV: convergenza di risoluzioni

La notizia è di ieri: Twitter ha acquistato Snappy Tv, una piattaforma che permette agli utenti di filmare, editare e condividere in tempo reale brevi frammenti di programmi televisivi. Nulla di nuovo, insomma. Qualcosa che gli utenti già stanno facendo, basta osservare i numerosi filmati dei gol di Brasile 2014 postati su Vine e condivisi poi su Twitter.

Twitter acquista Snappy Tv

La differenza tra Snappy Tv e altri servizi, come il già citato Vine, sta nella qualità del video: la brevità estrema resta, la risoluzione aumenta. Questo permette di coinvolgere direttamente anche le emittenti televisive (cosa che, peraltro, Snappy Tv già ha fatto) per attirare ulteriori investimenti pubblicitari. Continuare la lettura

I Big Data e l’estetica delle relazioni

Quando pensiamo ai dati, di qualunque natura essi siano, la nostra rappresentazione è per lo più virtuale. Consideriamo i dati come soggetti che attraversano le nostre vite e le nostre relazioni in maniera fluida, le affiancano, le coadiuvano, talvolta le fagocitano. Raramente capita di osservare come la presenza dei nuovi canali di comunicazioni abbia finito per far coincidere i dati sulle relazioni, con le relazioni stesse.

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La mia riflessione completa sui Big Data e l’estetica delle relazioni l’ho scritta per il Centro Studi di Etnografia Digitale e la trovate qui.

Prevedere l’orientamento politico e misurare l’omofilia politica su Twitter usando i Big Data.

Prendendo spunto da un interessante articolo a firma di Adam Arvidsson, Elanor Colleoni e Alessandro Rozza, dal titolo “Cassa di risonanza o sfera pubblica? Prevedere l’orientamento politico e misurare l’omofilia politica su Twitter usando i Big Data”, uscito il 19 marzo, ho scritto questa riflessione sull’omofilia politica per il Centro Studi di Etnografia Digitale.

Tre domande a Gabriele Cirulli, inventore di 2048: il puzzle game italiano che sta conquistando il mondo

Di tormentoni ludici nell’era del mobile ne abbiamo visti parecchi ultimamente: da Angry Birds a Ruzzle, passando per Flappy Birds, i mezzi pubblici di tutto il mondo si sono via via riempiti di giocatori seriali. Il loro nuovo passatempo, da una settimana a questa parte, porta il nome, anzi il numero, 2048. Lo scopo del gioco è quello di arrivare appunto a 2048, utilizzando soltanto le frecce della tastiera per far unire le mattonelle che contengono la stessa cifra. Come sempre, sembra più complicato a dirsi che a giocarsi, per questo consiglio a tutti di fare una partitina, anche se il rischio di diventare addicted è dietro l’angolo.

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Giocato complessivamente 33 milioni di volte in tutto il mondo, questo semplice ma intelligentissimo giochino è stato inventato da uno sviluppatore italiano di 19 anni, Gabriele Cirulli, al quale ho posto tre domande sugli aspetti virali di 2048 e sull’importanza della condivisione per una buona idea come la sua.

Cinquecentoventun’anni di gioco complessivi, in soli sei giorni. Quanto ha contato l’aspetto della condivisione virale per 2048? Pensi che quindici anni fa avrebbe avuto lo stesso successo?

Probabilmente no, o almeno non in così poco tempo. Internet rende tutto più veloce, tanto che io stesso ho fatto fatica a star dietro all’evoluzione del gioco. E poi, da quanto so, rispetto ai numeri di altri giochi virali come Flappy Bird, 2048 non è ancora molto conosciuto.

Perchè hai puntato tutto su Twitter per la condivisione social? Non pensi che aggiungendo anche il button di Facebook avresti (al minimo) raddoppiato il numero di giocatori?

Forse un po’ per pigrizia: all’inizio era mia intenzione aggiungere anche i bottoni like e share di Facebook, ma la procedura per farlo era leggermente più noiosa rispetto a quella per aggiungere il bottone di Twitter. Non avendo ancora idea della popolarità che il sito avrebbe raggiunto, ho pensato che non ne sarebbe valsa la pena. Da allora non sono tornato su questa scelta anche perché, per come la vedo io, la sola presenza del bottone di Twitter rende la pagina anche più elegante di quanto sarebbe se ce ne fossero altri a fianco.

Al terzo posto delle search su Twitter abbinate alla keyword 2048 c’è la parola App Store. Non credi che una mancata presenza su mobile possa causare una ‘morte prematura’ del gioco?

Penso di no. Al giorno d’oggi è facile visitare una pagina web dal proprio browser, anche su mobile. La mia scelta è determinata principalmente dal fatto di non voler guadagnare sul gioco dal momento che il codice è open source. Proprio per la natura open source del codice, sarebbe in ogni caso molto complicato “concorrere” con le altre applicazioni che già sono apparse. Mi sono comunque impegnato al massimo per fare in modo che 2048 funzioni anche su mobile se giocato dal sito(http://git.io/2048) ed in futuro non farà altro che migliorare.