Cosa sta succedendo a Google News, davvero

Si chiama Link Tax: è una legge approvata in Spagna qualche mese fa che impone a chiunque pubblichi il link o il frammento di un articolo di giornale, di pagare un compenso al proprietario del copyright. Una legge pensata e varata a difesa degli editori che, come un boomerang, è tornata indietro e si è abbattuta proprio su questi ultimi: Google News, ha infatti deciso di chiudere i battenti in Spagna. La decisione, annunciata già dall’11 dicembre, è diventata operativa ieri, 16 dicembre.
L’impatto di questo avvenimento sul traffico dei siti spagnoli è stato, fin da subito, notevole. Secondo Josh Schwartz di Chartbeat, un servizio di web analytics, il traffico complessivo degli editori spagnoli non è crollato poco a poco: la quantità di traffico esterno è diminuito drasticamente fin da subito, mentre la quantità di traffico interno, cioè quello proveniente dagli altri editori spagnoli, è aumentato. Schwartz, come riportato da Gigaom, ha individuato la ragione di questo nel fatto che i lettori si stiano muovendo tra i diversi siti di informazione spagnoli più di quanto facessero in precedenza, cioè quando vi arrivavano direttamente da Google News. Chartbeat ha ricavato questi numeri tenendo traccia di circa 50 siti, che vanno dagli editori più piccoli fino ai più grandi gruppi editoriali. I dati mostrano una differenza piuttosto sostanziale nel traffico rispetto a un giorno prima della rimozione: in media il calo si aggira tra il 10 e il 15 per cento.

google-news-spagna

Chiunque oggi acceda alla pagina spagnola di Google News, troverà un messaggio contenente le ragioni dello spegnimento del servizio, che sono le stesse spiegate nei giorni scorsi da Richard Gingras, capo di Google News.
“Questa nuova legge – spiega appunto Gingras – impone alle testate di richiedere un compenso a Google News per mostrare anche piccoli frammenti del loro testo, indipendentemente dal fatto che queste vogliano farsi pagare o no. Google News, disponibile in più di 70 edizioni internazionali in 35 lingue, è un servizio gratuito e include fonti che spaziano dai principali quotidiani del mondo a piccole pubblicazioni locali e blog. Gli editori possono decidere se far apparire o no i loro articoli”. Quest’ultima affermazione, lo sa bene Gingras, è falsa. E’ chiaro a tutti (e dopo questa vicenda lo sarà ancor di più) che Google detiene il diritto di vita o di morte degli editori, sotto forma di indicizzazione (e dunque di traffico). E’ una posizione di forza che non ha di certo avuto problemi a mostrare, come se la vicenda spagnola fosse un monito in vista delle decisioni che proprio in questo periodo stanno prendendo gli editori tedeschi (e molti altri, in tutta Europa).

Colpirne uno per educarne cento: Google ha voluto dimostrare di potersi permettere lo spegnimento di un servizio da un momento all’altro, senza nessuna ripercussione sull’azienda. Ecco perché, per gli editori italiani, è necessario arrivare preparati, evitando così sia lo scontro frontale che la resa incondizionata.
Ci sono tre direzioni, che potrebbero e dovrebbero essere intraprese:

  • Iniziare a (ri)pensare ad un modello editoriale che elimini gradatamente il monopolio di Google, fare in modo cioè che Google News sia sempre meno determinante e centrale per le sorti dell’editoria europea. Non è facile, non è impossibile. Però ci vuole tempo, tanto tempo.

  • Iniziare a pensare alle news come ad un servizio: se ho bisogno di un servizio, mi rivolgo direttamente a chi può erogarlo. E’ necessario perciò educare i lettori secondo una piena, potente, ma soprattutto centralizzata strategia di brand. Imparare dalle aziende? Perché no. O perlomeno prenderne spunto.

  • Evitare lo scontro diretto, ossia evitare la “situazione Spagna”. Non aspetta altro, Google, che il piagnisteo e le marce indietro degli editori feriti a morte. La fortuna, se così possiamo chiamarla, che sia successo in Spagna e non in Italia, sta nell’opportunità che ora abbiamo di metterci ad osservare e capire davvero cosa sta succedendo. Editore (italiano) avvisato, mezzo salvato.

 

condividi questo post

Inserisca un commento

Può utilizzare questo codice HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>