Nativi digitali, qualcosa non torna

nativi_digitaliPenso sia un banalità dire che se nasci con un uno smartphone in mano, non significa necessariamente che tu lo sappia usare.
Semplicemente lo hai, lo possiedi, lo maneggi.
Ma non lo sai usare.

Così per un iPad, un computer, un qualsiasi device.
La conoscenza richiede sì sperimentazione ma, ancor di più, insegnamento.

Questa premessa perché un paio di giorni fa sono usciti dei dati, divulgati dall’Ente per le Certificazioni Informatiche (Ecdl, quella specie di patentino che si consegue al liceo e che viene poi – spesso – richiesto all’università) secondo cui quasi il 50% dei nativi digitali non sa usare Internet. Secondo Ecdl, che è rappresentato in Italia da Aica (un’associazione nata nel…1961!) quello dei nativi digitali è un falso mito: quasi uno su due di loro non ha una buona conoscenza del Web. “Il 42% dei giovani non è ben consapevole dei rischi di navigare usando una rete wi-fi aperta, il 40% non protegge all’accesso il proprio smartphone e addirittura il 50% non si preoccupa di controllare le autorizzazioni richieste per l’installazione di app”, riporta la ricerca.

I dati sono piuttosto allarmanti, non c’è dubbio. Eppure, qualcosa non torna.
Non torna, ad esempio, che chi sta diffondendo i dati dovrebbe essere lo stesso organo a preoccuparsi della divulgazione che non sta compiendo.
Il vero problema oggi non è più il Digital Divide degli oggetti connessi: quello che poteva essere qualche anno fa una carenza materiale, legata al numero di dispositivi, diventa oggi un problema – molto più grave e radicato – di analfabetizzazione digitale.
Non che si possa tirare un sospiro di sollievo, ma questa volta il problema non è solo Italiano: una ricerca di Accenture condotta in 24 Paesi (Italia compresa) ha evidenziato come l’83% di chi possiede un device, non lo sappia poi necessariamente usare.

B-n-VbFWkAAqy-rLa ricerca è stata condotta tra un campione di 24 mila consumatori di tecnologia tra i 14 e i 55 anni e include perciò in pieno anche i cosiddetti ‘nativi digitali’. I principali ostacoli che emergono nei dati sono la complessità di utilizzo (21%), la difficoltà di istallazione dei dispositivi e la discrepanza tra la realtà e quanto viene pubblicizzato (19%). Questo si verifica – anche perché – il 22% dichiara di acquistare un device per il suo brand, oltre alla “facilità d’uso” (33%) o le “caratteristiche e funzionalità del prodotto” (29%).

Dovrebbe essere chi produce e vende questo tipo di dispositivi a preoccuparsi di alfabetizzare gli utenti / clienti? Io penso di sì. Questi dati non nascondono solo un evidentissimo allarme socio-digitale, ma anche un più piccolo allarme, ancora latente, legato alla produzione e al commercio dei device digitali. Guarda caso, la stessa ricerca di Accenture sottolinea un calo nelle previsioni di acquisto di dispositivi tecnologici per il prossimo anno, previsioni che diminuiscono ulteriormente se proiettate nell’arco dei prossimi cinque anni.

 

condividi questo post

One comment

  1. evilripper

    Non sanno usare in maniera approfondita lo smartphone, ma è una cosa normale come le automobili la gente le usa senza manco sapere come funzionano e appena c’è un problema chiamano un carroattrezzi. Affinchè tutti possano usare le nuove tecnologie queste vanno rese più semplici possibili e l’unica cosa che faranno i produttori sarà quella di renderle ancora più semplici, di certo non si preoccuperanno di alfabetizzare gli utenti.

Inserisca un commento

Può utilizzare questo codice HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>